C’è ancora tempo fino al 15 giugno al nuovo polo dedicato all’arte e al collezionismo aperto il 7 aprile scorso FM Centro per l’Arte Contemporanea per visitare una mostra di sicuro interesse: “L’inarchiviabile Italia anni ’70″ a cura di Marco Scotini in collaborazione con Lorenzo Paini, forte di 200 opere di 60 artisti provenienti dalle maggiori collezioni private italiane.

La parola “inarchiviabile” fa riferimento a tutta quell’eccedenza sociale e multidisciplinare che ha caratterizzato gli anni Settanta in Italia. Una moltitudine di forme dall’enunciato collettivo, una pluralità di nuovi dispositivi linguistici e di soggettività in cui la cultura “eccede” al di fuori del campo dell’estetica, sconfinando in linguaggi che resistono alla catalogazione, in pratiche effimere e azioni legate alla performatività sociale e basate sulla temporalità.  Allo stesso tempo si instaura un dialogo continuo e preziosi con diverse vie di fare arte: musica, partiture musicali, forme del cinema, progetti di architettura radicale, fotoreportage e così via.

Tra le opere più interessanti Photomatic d’Italia  di Franco Vaccari, Tentativo di Volo di De Dominicis, Tutto di Giovanni Anselmo, Atlante di Luigi Ghirri, Iconografie di Luciano Fabro, Linguaggio è guerra di Fabio Mauri. 

Ma le sezioni tematiche sono tutte in grande equilibrio e dalla potente forza rivelatrice: si passa da general intellectil tutto e le parti, a un minuto di tempo, un palmo cubo di spazio: la misurazione per fare naufragio mentale su non serve fare cose nuove (basta spostare quelle vecchie):archiviare dove ottantuno tavole numerate compongono Insicuro noncurante, titolo in forma di autoritratto che Alighiero Boetti costruisce come una Boite en valise con i lavori realizzati dal ’65 al ’75 insieme ad una elencazione enciclopedica dei 1000 fiumi più lunghi del mondo, che rivela l’impossibilità di un’archiviazione onnicomprensiva; al contrario Gianfranco Baruchello per dieci anni ha raccolto le “scatole di una giornata” che racchiudono e conservano tutto ciò che resta sul tavolo dello studio, cumuli di un “archivio non selettivo” . Una sezione in cui sono ben in luce anche personalità del calibro di Michelangelo Pistoletto Maurizio Nannucci. Si passa poi ad altre prese di coscienza come aggiungere tavoli ai tavoli con le concezioni spaziali di Mario Merz, ai discorsi sui discorsi (Gianni Colombo, Uliano Lucas, Mario Diacono, Claudio Parmiggiani, Vincenzo Agnetti), alle anti-Penelopi con le tele cucite di Maria Lai e le scritture illeggibili di Irma Blank, alla dis-identificazione dei generi, filmare il male (per p.p.p.), culminando con la comune. L’epilogo della mostra, come spiegano gli organizzatori, è rappresentato dal Laboratorio di Comunicazione Militante in cui una successione di volti simili a quelli che compaiono nelle fototessere di Vaccari. Memorabili anche le trenta ore di girato al Parco Lambro di Grifi e la “statua invisibile” di De Dominicis, esito della liberazione al di fuori dei fenomeni fisici e delle leggi del tempo.

Giulia Cassini

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